Siamo giunti alla quarta e ultima tappa, quella del rientro verso casa. Una tappa dal tono più sommesso, inevitabilmente velata da quella sottile malinconia che accompagna ogni fine. La consapevolezza che questa bellissima avventura a pedali stia volgendo al termine comincia a farsi sentire, ma bando alla nostalgia precoce: c'è ancora strada da fare, e bellezza da assaporare.
La sveglia suona puntuale alle 6:00, ma io ero già sveglio dalle 5:00, come accade ormai da sempre.
Diversamente dalle altre tappe, questa mattina eravamo tutti fuori in strada già alle sei in punto, alla ricerca del bar convenzionato con il B&B per la colazione, già prepagata. Ma il destino ci ha subito riservato una piccola beffa: il bar, affacciato sul lungomare di Otranto, era ancora chiuso. Apertura prevista (forse) alle 7:00. Un po’ contrariati e un po' assonnati, ci siamo spostati nel bar più vicino, che per fortuna era aperto. L’irritazione iniziale, però, è svanita quasi subito, dissolta dalla magia che si
respirava nell’aria.

Otranto, sì, OTRANTO – scritta tutta in
maiuscolo, perché merita di gridarla al cielo – era semplicemente
incantevole. Alle prime luci del mattino, la città si mostrava in
tutta la sua bellezza discreta, silenziosa, solitaria e affascinante
(per un attimo mi è ritornato in mente un ricordo di infanzia (una
cosa stupida): il crepuscolo che anticipava l’alba colorava il
cielo con tinte delicate, quasi pastello; le luci ancora accese lungo
le strade conferivano un’aura sospesa, irreale. Sullo sfondo, il
mare e le fantastiche nuvole – sì, le nuvole, perché il cielo non
è mai così bello come quando è attraversato da nuvole dense e
cariche di pioggia. In quell’istante, respiravo un senso di pace e
ottimismo, come se tutto, in quel momento, fosse al posto giusto.
Qualche foto veloce sul lungomare, un check-up tecnico alle bici, uno sguardo al meteo – che ci suggeriva all’orecchio che avremmo beccato l’acqua– e poi la partenza. Come da tradizione, abbiamo vagato “a vacante” un po’ prima di ritrovare la traccia GPS del percorso, ma poi finalmente abbiamo imboccato la giusta via.
Sul percorso di questa tappa non c’è molto da raccontare: prevalentemente pianeggiante, per circa il 90%, era anche la più breve nel nostro itinerario. Un tracciato senza grandi fatiche fisiche, ma comunque non privo di sorprese.
Soste obbligate ai laghi Alimini dove ci fu un
intervento tecnico sulla bici di Mauro, nella bellissima spiaggia di
torre dell’Orso (c’era ancora gente, nonostante il “cielo”,
che faceva il bagno), dove effettuammo una sosta equina
nella particolare piazza del popolo a San Foca.
A un certo punto, per qualche centinaio di metri, il GPS ci ha guidati su un sentiero decisamente più adatto alle mountain-bike. Abbiamo quindi deciso saggiamente di procedere a spinta, faticando un po’ ma senza incidenti.
Un pit stop nella incantevole piazzetta di Acaja e di volata verso lecce
Le nuvole che ci inseguivano ci hanno dato il ritmo: l’imminente minaccia del "diluvio universale" ci ha spinti a pedalare con energia e determinazione verso Lecce.
Io, come sempre, non ho potuto fare a meno di ammirare il cielo: quelle nubi scure e pesanti, quasi teatrali, erano una scenografia perfetta per questo ultimo atto.
Dopo l'incantevola Acaja dritti e motivati verso la capitale del Salento; dove arrivammo poco dopo mezzogiorno. Una foto ricordo davanti alla stazione delle Ferrovie dello Stato ha immortalato l’arrivo. Mauro, che abita proprio a Lecce, ci ha salutati lì, per lui la “ Salento Little Odissey” era terminata. Io e Tonino, invece, siamo riusciti a prendere al volo il regionale per Brindisi.
In una manciata di secondi, con l’energia della fame che iniziava a farsi sentire in modo feroce, sono riuscito ad arraffare una Fanta e un sacchetto di patatine. Una salvezza. Questa volta, il viaggio di rientro in treno è stato meno fantozziano di quello dell'andata: scoperto finalmente il segreto degli appendini, abbiamo sistemato le bici in modo ordinato e ci siamo accomodati con sollievo. Cominciavo già a pregustare il piacere del pranzo a casa, circondato dai miei comfort, finalmente.
Avremmo preferito proseguire con un altro treno per rientrare direttamente a Latiano e Francavilla ma, come ho scoperto, la domenica non esiste alcuna coincidenza per queste “sconosciute” mete ferroviarie. Così, a Brindisi ci attendevano i nostri affetti più cari: Carmelina – affettuosamente “colpevole” di questa splendida traversata – e Franca. Dopo aver caricato le bici, un saluto veloce e caloroso con loro ha segnato l’epilogo di questa indimenticabile Odissea.
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